LE MONDE
LE PULLE
....Rêve d'être reconnu par son père savetier, comme une femme quand on est né homme. Rêve d'un mariage à l'église, en blanc et en grande pompe, comme tout le monde. Le tout en musique sur les très belles chansons de Gianluca Porcu, alias Lu. (Brigitte Salino, 04 - 04 - 2009)
ROCKIT
ECLECTIQUE WALK
Gianluca Porcu, in arte Lu, è un genio. Oppure semplicemente un artista che pensa, performa, registra, mixa, masterizza in proprio musiche elettroacustiche, lounge, etniche, sperimentali, 8bit, per se stesso, per il teatro, per le gallerie d'arte, per il cinema. E quindi un genio.
Se il precedente lavoro "B-Interrail", uscito nel 2004, aveva rivelato il talento del folletto sardo, difficile da frenare entro i generi e abile nel passare con disinvoltura da sampling vorticosi a bellissime parti suonate, "Eclectique walk" raccoglie i temi della colonna sonora di "Cani di bancata", il successo teatrale della stagione firmato dalla regista palermitana Emma Dante: l'opera è stata stampata in cinquecento copie, reperibili solo alle repliche dello spettacolo oppure sul sito dell'autore.
Lu stende a colpi di suggestioni per niente autoreferenziali ma che si inquadrano in precise composizioni musicali: il bianco e nero da sigla della titletrack, fra Riccardo Tesi e Pascal Comelade, rivisitata dai violini nella reprise; le ripetizioni di piano di "Chiaro di luna", opportunamente stravolte nella rispettiva "II" dal calore sintetico di un pozzo artesiano nell'arsura; il gioco-Bacalov che plasma "All about me" tra passato e futuro; la tierseniana "Lettre d'explication" emerge dalla macchina per scrivere in "Can't resist here"; i vocalizzi di "Light so light", che ricordano quelli della "Piovra" cui vengono aggiunti toni tradizionali e primaverili a sfociare in melodia comune; "Love is the bomb" dominata da soffici tentativi di accordatura e arpeggio.
La resa è estremamente piacevole, leggera, volatile, e meglio la si comprende una volta esperenziata a teatro; pur tenendo conto che il cd è un corpo a sè stante, in grado di funzionare autonomo con limpido profitto. Se fossi un regista, non penserei due volte a contattare Gianluca Porcu in arte Lu per i suoni: sta in the mood for life, proprio come il teatro. (Enrico Veronese 13-04-2007)
IL MUCCHIO SELVAGGIO - FUORI DAL MUCCHIO
ECLECTIQUE WALK
Anche dopo aver ascoltato per intero il suo secondo CD, mi risulta ancora difficile comprendere se Gianluca Porcu, in arte Lu, sia davvero un genio o soltanto un abilissimo accademico. Una cosa però è certa: il suo album d'esordio - "B-INTERRAIL" (2004) - è stato consumato dal mio lettore e stessa sorte spetterà certo anche al recente "éclectique walk", opera da lui composta, registrata e pubblicata in completa autonomia.
Il disco nasce a seguito della collaborazione con la regista Emma Dante che ne ha sfruttato un paio di episodi per la colonna sonora di "Cani di bancata", spettacolo teatrale che ha debuttato a Milano lo scorso 14 Novembre.
Con dieci intriganti movimenti strumentali, l'artista cagliaritano ribadisce la sua elegante formula espressiva che unisce spunti folk ed elementi contemporanei, suoni acustici e disturbi digitali.
La presenza di parecchi strumenti tradizionali (flauto, ottavino, clarinetto, violino e violoncello), all'occorrenza rielaborati elettronicamente, accresce la forza evocativa dei momenti più romantici ed amplifica la trascinante verve dei passaggi legati alla tradizione popolare.
Nell'ultima parte poi, l'accativante immediatezza che pure caratterizzava l'opera prima, devia per i sentieri impervi del rumore e della degenerazione sintetica, tesimoniando propriamente un'attitudine sperimentale difficilmente riscontrabile nei lavori di quei musicisti che si limitano ad eseguire impeccabili esercizi di stile. (Fabio Massimo Arati, Dicembre 2006)
BLOW UP
ECLECTIQUE WALK
I modi e le tecniche dell'elettronica applicati alla scrittura colta nel secondo album di Gianluca Porcu in arte Lu.
Non nuovo ad esperienze di collaborazione in ambito teatrale (le sue musiche sono già state usate da Emma Dante nello spettacolo "Mishelle di Sant'Oliva", ma anche nel radiodramma "Il cappello"), questa volta l'autore cagliaritano si cimenta direttamente con la musicazione di un lavoro pensato per il palcoscenico. Si tratta di "Cani di bancata", testo e regia della stessa autrice palermitana, in giro in lungo e in largo per il continente, con un paio di puntate europee, fino al prossimo mese di marzo, per il quale costituisce l'ossatura sonora la titletrack, proposta in tre differenti versioni, e All about me.
Accompagnato da orchestrali dell'Ente Lirico di Cagliari (flauto, ottavino, clarinetto, violino, violoncello), Lu mette mano a tutto il resto conferendo all'intera opera un senso di fiabesco e dolenza, per quanto a tratti celato da un andamento sbarazzino, perfettamente adeguato alle inclementi riflessioni della Dante a proposito di un "popolo silenzioso che si spartisce l'Italia e se la mangia a carne cruda". (Nicola Catalano, Gennaio 2007)
RUMORE
ECLECTIQUE WALK
éclectique walk di Lu alias il cagliaritano Gianluca Porcu, composto per la pièce Cani di bancata di Emma Dante: un quintetto di archi e fiati esegue delicati e briosi temi etno-classicheggianti, su cui Lu interviene con stranianti ed efficaci elaborazioni glitchtroniche. (Vittore Baroni, Gennaio 2007)
LIBERAZIONE
B-INTERRAIL
"Copertina dadaista e suoni classici in salsa pop. Detto così sembra un po’ un pasticcio questo lavoro nato dalla creatività di Gianluca Porcu. A dispetto delle apparenze, invece, gli undici brani dell’album accompagnano l’ascoltatore in un quel morbido territorio del pop prevalentemente strumentale in cui classica e avanguardia s’incontrano senza farsi male. Un antidoto indispensabile per chi s’è stufato del lounge d’accatto". (Gianni Lucini, 13 Agosto 2004)
IL MUCCHIO SELVAGGIO
B-INTERRAIL
A dispetto di un certo accademismo d’impronta neoclassica, non ho riserva alcuna nell’annoverare il disco d’esordio di Lu tra i miei ascolti preferiti degli ultimi mesi.
Frutto della creatività modernista di Gianluca Procu, compositore e polistrumentista di gran talento, “B-Interrail” colpisce sin dalla veste grafica, la cui ispirazione dadaista è poi suffragata all’interno da un campionamento della voce di Marcel Duchamp.
Gli undici brani qui raccolti, incisi con la complicità di un’ensemble di fiati, mescolano avanguardia e tradizione, rigore acustico e anomalie elettroniche, compiendo una straordinaria escursione in quel territorio di confine già frequentato da personaggi quali Pascal Comelade, Yann Tiersen e Nobukazu Takemura.
Tra danze solari e briose variazioni, nell’economia di un linguaggio prevalentemente strumentale, Lu riesce a coniugare in chiave sostanzialmente pop una radicata matrice classica. Per quanto sorprendenti e spregiudicate le sue invenzioni, pertanto, sono puntualmente ricondotte ad un’immediatezza popolare e ad un orecchiabilissimo senso melodico. Il gioco - perché l’intero lavoro assume le sembianze di un ambizioso divertissement - è poi arricchito da citazioni di vario genere, dalle incursioni cinematografiche nella musica lounge (“Inter Rail 2”) a certo sperimentalismo sintetico di stampo minimale (“B 15”).
Il tutto è infine riassunto nella “Consapevolezza della riduzione”, brano che - pur rifuggendo i tradizionali canoni della forma canzone - ricompone in un’unica soluzione i frammenti sonori e stilistici dispersi nei precedenti movimenti dell’opera (Fabio Massimo Arati)
RUMORE
B-INTERRAIL
"davvero ben costruito il disco d’esordio del multistrumentista cagliaritano Gianluca Porcu, in arte LU. B-Interrail snocciola una serie di perline - si dice così? - indietronics, tra minimalismo gentile, campionamenti di musica classica velocizzati, ambientazioni para-andaluse e giocattoloso elettro-folk, rifinite in gran parte in tempo reale (vasto l’organico di collaboratori al flauto, clarinetto, piano, voci, sax)". (Nicola Catalano, Novembre 2003)
BLOW UP
B-INTERRAIL
Bel debutto per Lu, laconico moniker prescelto da Gianluca Porcu per un progetto in cui ruolo fondamentale ricoprono diversi collaboratori che con flauto, clarinetto, sax, piano, forniscono calore alle strutture generate a computer e campionatori dal titolare della sigla, peraltro volentieri incline all'uso della chitarra acustica in molti episodi.
Dall'appertura eccellente di Inter Rail Zero, per suoni prossimo a Comelade ma per sensibilità più vicino a Tiersen, rimembrato nella sua veste più popolare negli esercizi folk di Inter Rail 1 e B12, all'iridescenza elettronica alla Nobukazu Takemura di B15, dallo scherzo italian soundtrack '70 con japanese touch alla Fantastic Plastic Machine di Inter Rail 2 all'intermezzo alla Penguin Café Orchestra di Inter Rail 3, sino all'ambiziosa vera e propria canzone posta in epilogo, Consapevolezza dela riduzione, l'album possiede una scorrevolezza dal retrogusto retrò soavemente nostalgica. (Paolo Bertoni, Maggio 2004)
MUSIC CLUB
B-INTERRAIL
"Si respira un’aria da anni ’60 all’interno di ‘B-Interrail’, non tanto per i suoni (anche se un sentore lounge tendente alla riscoperta del “vecchio in chiave moderna” fa capolino tra le canzoni), ma soprattutto per l’immaginario che si materializza nella mente dell’ascoltatore mentre assapora le undici tracce che compongono il debutto di LU, creatura nata dalla mente creativa di Gianluca Porcu.
Attraverso l’utilizzo di una strumentazione varia (tanto elettrica quanto acustica, tanto “attuale” quanto classica) e per mezzo di un utilizzo propositivo dell’arte del campionamento (e in questo potrebbe ricordare David Shea) il musicista cagliaritano ha saputo miscelare i vari ingredienti con una sapienza pop/melodica/classica (in parte riconducibile a un Pascal Comelade in versione più elettronica), che deve essere rimarcata, così come va annotata la sterzata “seria” di ‘Consapevolezza Della Riduzione’, che dimostra come le potenzialità evolutive di LU siano assai vaste.
Qualunque sia la vostra predisposizione sonora e qualunque sia il vostro stato d’animo vi assicuro che al termine di ‘B-Interrail’ vi sentirete appagati e positivamente orientati all’osservazione della realtà che vi circonda. Un disco gioviale". (Roberto Michieletto)
NEURAL
B-INTERRAIL
"Album gradevolissimo questo del musicista e compositore cagliaritano Gianluca Porcu, in bilico fra acustica ed una soffice elettronica (dai sample jazz-lounge) aggrumando frammenti glitch e cultura orchestrale, tagliando e assemblando a nuovo sostanza strumentale, a modulare delicati ed eleganti interventi vocali con Valentina Loi e Ludovica Fozzi, con il valido apporto di Bernardo Sassetti (pianoforte), Francesca Romana Motzo (clarinetto), Daniele Pasini (flauto), Enrico Manca (sax), intrecciando minimalismo e filtrate influenze etniche, avant-pop (in 'Consapevolezza Della Riduzione') e garbate iterazioni melodiche (che ci riportano alle sperimentazioni lontane di The Penguin Café Orchestra).
Atmosfere seducenti, che melodiosamente ammiccano a temi musicali d'altre stagioni, in 'Inter Rail Zero' e nella quarta incisione, 'Inter Rail Due', ma anche note struggenti e circolari, come a trovar posto idealmente in una pellicola di Peter Greenaway (invece di quelle altrettanto ipnotiche ma più fredde e concettuali di Michael Nyman).
Fra le righe anche la voce dell'ineffabile Marcel Duchamp, a propiziare un approccio poetico e fortemente mentale, nella terzultima traccia, con il tutto egregiamente masterizzato da Ivan Iusco (Minus Habens)". (Aurelio Cianciotta)
WWW.SANDS-ZINE.COM
B-INTERRAIL
Lu è un progetto che nasce da Gianluca Porcu, unico responsabile, sebbene molteplici gli interventi, di una semantica ri ri-assemblamento sonoro dalle fresche correnti floreali. Si tratta di un lavoro coerentemente compiuto, intessuto da leggeri sbocchi glitch ma rivestito da steli rizomatici che trovano contrappunto favolistico, talvolta etnico-garbati, talaltra cocktail-post-pomeridiani, in infinite ripetizioni melodiche.
È un frutto strano: suoni frizzanti che si susseguono frettolosamente ma con notevole dose d'imprevedibilità, dal vago accento ironico, con canticchiose geometrie alla Books, se questi usassero lo spunto macchinale più come dinamica reiterata di sequencing che come contrasto imprescindibile tra parti non corrispondenti.
La musica è pure un gioco, esatto perlopiù, e questa una palestra dove allenare gli effetti muscolari degli intarsi che suonano alla stessa maniera dei battiti dei primi Kirlian Camera se avessero utilizzato strumenti acustici e non box ritmici. Può somigliare a qualunque ritornello questo ritornello: Stereototal, Kev Hopper, Snd, ma più di ogni cosa somiglia ai Gnac e quando si fa tostissimo come in Inter rail 8 sfiora pure l'alchimia della vita stessa. Un disco forse troppo curato, troppo preciso, troppo dettagliato ma stranamente anche semplice e leggero. Aspettiamo un nuovo lavoro... (Aurelio Borrelli)
WONDEROUS STORIES
B-INTERRAIL
"Lu è lo pseudonimo del multistrumentista, nonché autentico genio dei computer sonori, Gianluca Porcu. Va detto subito: LU è un folle. Nel senso migliore del termine, s’intende, quello che appaia sregolatezza creativa e puro disinteresse nei confronti degli usufrutori dei suoi dischi.
LU va per la sua strada, che è una strada fatta da un flusso (e riflusso) sonoro concitatissimo e eccitatissimo dove una elettronica vintage e alti livelli compositivi, quasi da soundtrack-writer, vanno di pari passo.
Spesso, al fine di cercare una baia di approdo alla musica di Gianluca Porcu mi, è venuto in mente uno Yann Tiersenn più estroso e meno canonico. Una via di mezzo fra i Pulseprogramming, gli Air e la Penguin Café Orchestra.
Un piccolo ensemble di strumentisti accorre comunque a consegnare maggiore veridicità all’insieme, dando fiato a sax, clarinetto, flauto e voce a ugole e piano.
Le chitarre, il basso e gli strumenti “sintetici” sono invece tutti ad appannaggio di LU. B-Interrail è sostanzialmente una suite che si dipana in modo eccentrico e su una metrica che lascia facilmente prevalere l’immagine di un treno espresso lanciato in corsa lungo paesaggi estremamente diversi, ma tutti fortemente saturati da colori vivaci. In certi momenti sembra di attraversare le megalopoli degli USA, mentre altre volte sembra che i binari stiano correndo nelle distese di paesi amerindiani, per arrivare più giù ancora fino alla Terra del Fuoco.
In pratica tutto il disco gioca seriosamente intorno al concetto di viaggio, fosse anche una esplorazione fatta senza partire mai veramente, e l’itinerario è quello della sorpresa di un passeggero che, dalle finestre della propria locomotiva (come anche da qualche angolo della propria immaginazione), vede luoghi mai visitati prima.
Poesia e divertissement, procedono insieme di rotaia in rotaia, orchestrazioni e sonorità da primi synth Anni ’80, si alternano di stazione in stazione, allegria e tristezza, si rincorrono di miglia in miglia. Senza sosta. Fino alla conclusione, nell’unica vera canzone dell’album, La consapevolezza della riduzione, in cui tutti gli elementi si incontrano.
La proposta di LU deve essere lasciata libera di esprimersi e B-Interrail deve essere ascoltato integralmente, senza pause nel vagone adibito a bar: bisogna seguire tutto il percorso ferroviario, prima di capire se il viaggio valeva il biglietto. Ma prima di ogni altra prerogativa bisogna essere aperti alle suggestioni. E di suggestioni questo disco ne ha tante.
Una cosa è certa: se avrete colto il senso il questa recensione e avrete capito che ci sono i presupposti per tentare la corsa, all’ultima stazione vi ritroverete con un sorriso (anche vagamente inebetito) sulle labbra". (Stefano Fasti)
SENTIRE ASCOLTARE
B-INTERRAIL
<<Esordio su lunga distanza per Lu, insolito miniker dietro il quale si cela la figura di Gianluca Porcu; probabilmente influenzato dalle ultime produzioni di matrice folktronica, il polistrumentista ha preparato undici tracce in cui far confluire un mondo di ascolti passati e presenti. Viene dunque naturale descrivere B-Interrail come un insolito accostamento fra le geniali intuizioni dei Books, le reinterpretazioni pop della Morr Music, le correnti d'avanguardia nord europee e la tradizione mediterranea.
Con l'apertura di Inter Rail Zero Lu gioca sulla sottrazione di voci e suoni, per un brano che sembra nascere da ripetuti ascolti delle soundtrack di Nyman. L'opera di taglio e cucito è quasi estremizzata in B15 quando glitch, intermittenze digitali e scampoli di voce scandiscono il beat della traccia, ma sono le chitarre che quasi monopolizzano il folk strumentale di Inter Rail 1.Con Inter Rail 2 ci si addentra in un suono sixties particolarmente leggiadro e ritmicamente entusiasmante, e se la levità melodica viene mantenuta invariata anche in Inter Rail 3 (soprattutto per merito dei fiati), con B12 e Inter Rail 4 si torna ad una versione rimaneggiata della tradizione musicale italiana, dove l'elettronica non è più confinata ad un ruolo di secondo piano o di puro riempitivo. I minuscoli click, le interferenze e la chitarra acustica caratterizzano B21, ma è solo un piacevole preludio a Inter Rail 5, in cui atmosfere dapprima malinconiche e poi sempre più concitate fanno da sfondo alla voce di Marcel Duchamp che ragiona sulla fruizione critica dell'opera d'arte da parte dello spettatore.
Il finale dell'album è invece riservato all'unica "canzone" dell'album, dove la voce di Valentina Loi recita un testo scritto da Porcu e gli elementi (elettronici e no) già presenti nei precedenti brani vengono riuniti per il gran finale. Una maggior determinazione nel progressivo ribaltamento della struttura canonica delle tracce potrebbe rendere il prossimo album di Lu un lavoro di assoluto interesse>>. (Michele Casella)
IEM WEBZINE
B-INTERRAIL
Gianluca Porcu's debut album is recorded under evident influence of minimalist composers such as Terry Riley or Michael Nyman, but also modern technologies and omnipresent electronic music spirit aesthetics. It means that the sound has its primogeniture independently upon the structure, and makes a general sense over the rest. Here we have a sort of artificial composition based on the acoustic snippets - several traditional instruments were recorded live, then dissembled to the samples. Unlike the remix work, each instrument (flute, clarinet, sax, piano and guitar) was processed separately. The result is pure computer music in terms of strategy, but there's clearly human input because of emotional and suddenness of each track. This album has at least one strong feature - the counterpoint between programmed music and instrument character. The certain angularity and frankness of tracks makes me think about the adolescent age, when the romanticism is still unconscious thing, but the force and depth of feelings always will struggle each other. As for examples, it should definitely remind you some pieces of P.Comelade, NLC, Third Ear Band or Gnak.
EAR-RATIONAL
B-INTERRAIL
"My first thought on hearing this CD was that Phillip Glass has gone French Cut-Up in style. This disc travels all throughout Europe on the Erorail, in my estimation. Electronic arpegios are intersperced with ever-so-short snippets of a french lady. The next track looses the arpegios in favor of tones and the cut-ups become ever shorter and form the beats for this track - imagine a non-obscene Kid-606 in style, to a degree. Other parts of the world are present as well, as in the track 'Inter Rail 1' I can hear a Spanish flamenco influence and, after the flute propels us in a train to our next stop, which could be a cafe in Italy or the south of France. This is a very European sound throughout, but with the variety of flavors thrown in, it never gets stale. Marcel Duchamp is even on here!" (Don Poe)
BLOW UP
DONE WITH A SPACE-BITER
<<gradevoli e atmosferici minimalismi circolari, tra campioni vocali, loops di archi e glitcherie>>. (Vittore Baroni, Novembre 2003)
RUMORE
DONE WITH A SPACE-BITER
<< stimolante esordio, con tre insinuanti bozzetti minimal glitch che ora prendono concettuale ispirazione da Bukowsky (done with a space-biter), ora volteggiano intorno ad un campionamento da “L’estate” di Vivaldi (Is it summer?), ora si inspessiscono post-industrial (crepuscolo, crepuscolo, crepuscolo)>>. (Paolo Bertoni, Novembre 2003) |